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Semifreddo all’aranciaQuesta è la torta che ho preparato per il compleanno del mio ammooore, lo scorso 25 agosto. Per la base ci vuole un bel pan di spagna, piuttosto alto. Questa volta ho voluto provare la ricetta originale che non prevede l’utilizzo del lievito e cioè: 5 uova + 150 gr di zucchero e un pizzico di sale da montare con uno sbattitore elettrico per ben 15 minuti. E’ importante sia il tempo che il verso – sempre lo stesso – perchè alla fine le uova avranno quadruplicato il volume. Dopodichè aggiungere 150 gr di farina, meglio se fate 75 di farina e 75 di fecola, e 1 bustina di vanillina e mescolare con un cucchiaio di legno dal basso verso l’alto facendo attenzione che non si formino grumi. Versare quindi in una teglia da 24 cm imburrata e infarinata e cuocere in forno caldo a 180° per 30/40 minuti. Controllate la cottura bucandolo al centro con uno spaghetto. Miraccomando non aprite il forno prima della mezz’ora e anche dopo la cottura lasciatelo in forno spento per una decina di minuti, altrimenti il pan di spagna rischierà di sgonfiarsi. Fatto questo ho tagliato la calotta superiore a mo’ di coperchio e letteralmente svuotato l’interno del PdS ottenendo quindi una sorta di contenitore dove ho versato la crema semifredda all’arancia, preparata così: in un pentolino ho sbattuto 4 tuorli con 120 gr di zucchero, ho unito 1 cucchiaio di scorza d’arancia e 1 di scorza di limone grattugiati, e il succo di 2 arance e di 1 limone. Ho aggiunto 15 gr di gelatina in fogli precedentemente ammollati in acqua e strizzati e messo tutto sul fuoco a fiamma bassa per far addensare. Una volta tolto dal fuoco e aver fatto intiepidire ho unito 4 albumi montati a neve ferma e 300 ml di panna montata. Ho versato nel PdS, ho ricoperto con la calotta e messo in freezer a solidificare per 2 ore. Potete comunque lasciarcela tutto il tempo che volete, basta tirarla fuori almeno una mezz’oretta prima di consumarla. Ah! Non dimenticatevi di decorarla…
Per non sprecare l’interno del PdS potete fare un semplice dolce alternandone le fette ad una crema ottenuta mescolando mascarpone e noci. ;* Slovenia – la terra delle api bast…Eccomi di ritorno da questa tanto attesa vacanza! :) La Slovenia è davvero molto bella ed è anche stata presa d’assalto dalle api a quanto pare! Ce n’erano dappertutto: in cima alle montagne, dentro le grotte, in riva al mare…ovunque, e non ti lasciavano mai in pace per pranzare. La nostra prima tappa è stata Bled con il lago e l’isoletta a forma di goccia al centro che formano uno scenario davvero strepitoso, per non parlare del castello messo lì bello bello sullo strapiombo. Sul lago abbiamo fatto il giro con il trenino ma se capitaste da quelle parti ve lo sconsiglio vivamente: meglio affittare una pletna – una specie di gondola NdM – che vi porta sull’isola mentre vi godete il panorama. Anche il castello è molto carino: lo spiazzo centrale con un’enorme terrazzo che affaccia direttamente sul lago è stato adibito a ristorante dove abbiamo pranzato (assieme alle api): anche qui la visione era mozzafiato; nella cantina abbiamo acquistato un paio di bottiglie di vino di cui una l’hanno fatta imbottigliare interamente a noi con tanto di certificato rilasciato alla fine, esperienza carina. Nel pomeriggio invece è stata la volta della Gola di Vintgar dove per arrivare alla cascata bisogna percorrere una passerella di legno con annessi ponti traballanti costruiti a ridosso delle pareti rocciose. La cascata alla fine si è rivelata un pò una delusione, forse questa non è la stagione giusta, ma per il percorso direi proprio che ne è valsa la pena. Il giorno dopo abbiamo fatto visita alla capitale, Lubiana, ci siamo fatti un giro nel parco Tivoli dove ho quasi divorato una specie di zuccotto gigante, dico quasi perchè alla fine non ce l’ho fatta e l’ho ceduto ad Andrea. Siamo passati per il Triplice ponte e anche qui visita al castello dove per arrivarci abbiamo preferito prendere la funicolare piuttosto che farci 15 minuti di salita. Il castello è stato un pò deludente, non c’era molto da visitare perchè la maggior parte delle sale vengono utilizzate per concerti, conferenze e via dicendo ed erano quindi chiuse. Per motivi di tempo a pranzo ci siamo fermati al McDonald (mea culpa!) e purtroppo non abbiamo fatto in tempo a vedere la statua del drago, simbolo della città. L’unico museo che volevamo visitare, quello di Arte Moderna…era chiuso per restauro. -.- Nei giorni seguenti abbiamo visitato le grotte di Postumia lunghe 5,7 km di cui 4 da percorrere con un trenino e il resto a piedi. Molto belle e mooolto grandi, anche qui c’era il solito ponte traballante per passare da un corridoio all’altro. Siamo andati anche al Vivarium a vedere il Proteus, chiamato il pesce uomo mi sembra, anche se a me pareva più una lucertola con la testa di drago… Il castello di Prediama è stato l’ultimo visitato in terra slovena ma anche il più bello nonostante la mia guida dicesse il contrario. E’ costruito interamente in una grotta della montagna e dentro è tutto un saliscendi di scale con piccoli ponti levatoi per passare da un edificio all’altro. Assolutamente da visitare! Prima di ripartire abbiamo fatto anche una sosta a Portoroz, che sarebbe un pò la Rimini d’oltralpe, ma sarà perchè il turismo era scemato (parecchio) non c’era granchè da vedere, e anche il mare e la sabbia (se sabbia si può chiamare…era più terra/fango che altro) non erano molto allettanti. Insomma a parte qualcosina ina ina abbiamo visitato posti davvero meravigliosi, e nonostante le camminate chilometriche non mi sono stancata per niente ma anzi sono tornata rilassata e addirittura (e da qua si capisce che l’influenza non mi ha ancora abbandonata) ben disposta al rientro a lavoro. Anche il cibo è ottimo, molto simile a quello italiano. L’unico piatto particolare assaggiato è stato lo strikli, una specie di strudel che viene prima lessato e poi passato in padella col burro (ho già trovato la ricetta!!). Noi lo abbiamo mangiato ripieno di spinaci (paradisiaco, abbiamo chiesto il bis) ma si può fare anche dolce con la ricotta. Al rientro, per spezzare il viaggio, ci siamo fermati un paio di notti a Rimini e a San Marino…insomma abbiamo cercato di prolungare questa vacanza il più possibile e aggiungerei pure che me la sono proprio meritata. A presto le foto! io sono viva e sono quiCi sono! Ci sono! In realtà c’ero anche la settimana scorsa ma non ero molto in me… Sono una di quei poveri sfigati che ha beccato l’influenza ad agosto, anche se è stata magnanima perchè in genere mi prende il 14 e mi rovina ferragosto, quest’anno invece è arrivata il 16 così ho potuto passare il 15 indenne! Mi ci è voluta un’intera settimana per riprendermi e non è che sia guarita del tutto ma riuscire a stare in piedi per 30 minuti di fila direi che è già un traguardo visto che secondo la diagnosi di mia sorella ero affetta da influenza suina e comunque sia mi accontento di non avere la febbre così almeno sabato potrò partire per la vacanza vera e propria! Quest’anno parto per la Slovenia dove mi divertirò a visitare grotte sotterranee, a percorrere gole sperando che le mie vertigini decidano di andarsene in vacanza pure loro possibilmente lontano da me. Se non dovessi più tornare è perchè probabilmente il ponte di legno su cui camminavo ha ceduto…ma vi farò sapere con precisione al mio ritorno, se torno. Eagleye / Le morti di Ian Stone / Il respiro del diavolo
Jerry Shaw e Rachel Halloman non si conoscono ma si ritrovano all’improvviso insieme in una frenetica corsa contro il tempo dove non hanno assolutamente idea di cosa stiano facendo e da chi debbano scappare, l’unica cosa certa è che devono obbedire agli ordini ricevuti per telefono da una misteriosa voce femminile. Carino. La parte più interessante è sicuramente la prima metà del film dove un sacco di personaggi sconosciuti si avvicendano tra loro aumentando nello spettatore la curiosità di capire il perchè e il come di tutto. Anche quando viene svelato cosa c’è dietro e chi è questa donna che ricatta i protagonisti devo ammettere che non è stato male. La trama regge. E’ sicuramente un film piacevole senza particolari pretese da vedere in una tranquilla serata estiva.
Ian Stone è un giovane giocatore di hockey. Una notte viene aggredito da una strana creatura e muore…per poi risvegliarsi subito dopo in un’altra vita nell’ufficio in cui lavora. La morte gli farà visita più di una volta e sempre Ian si sveglierà in un’altra vita, fin quando non comincerà a ricordare quello che è successo, giungendo così a distinguere il filo conduttore dei suoi decessi. La trama è originale e il film sembrava alquanto promettente all’inizio, peccato che nel momento in cui ci si comincia a capire qualcosa si cade un pò nella banalità. La storia diventa ripetitiva e il finale viene risolto troppo facilmente e senza particolari colpi di scena, magari se si fossero impegnati un pò di più senza avere paura di renderlo più impegnativo ne sarebbe venuto fuori davvero un bel film. Direi comunque guardabile.
Max, ex malavitoso, tenta ri rifarsi una vita assieme alla sua ragazza come onesto cittadino ma riceve solo porte in faccia. Decide così come ultima risorsa di accettare la proposta di un collega e di rapire David, un bambino di 10 anni. Ben presto però i rapitori si accorgeranno di essere in balia del ragazzino… Diciamo la verità: l’unica cosa positiva del film è Josh Holloway, il Sawyer di Lost. Il film non racconta nulla di nuovo e sin dall’inizio è abbastanza prevedibile e per nulla terrificante. L’unica cosa degna di nota potrebbe essere lo scoprire il mandante del rapimento ma anche lì ragionando un pò ci si arriva. Il bambino poi, che dovrebbe essere la creatura demoniaca in grado di terrorizzare o perlomeno inquietare, risulta semplicemente antipatico e anche un pochino snob. Insomma si può benissimo evitare a meno che non sentiate la necessità impellente di rifarvi gli occhi con Sawyer.
L'inchiesta continua...Tornando al Twister.
Oggi osservando un'insegna dei gelati Algida ho scoperto che il Twister è l'unico a non avere il prezzo segnato accanto.
Il mistero s'infittisce... FreddoPer oggi un piccolo racconto contrapposto alle temperature che abbiamo in questi giorni! Mi lasciano qui. Sola. Ogni volta. Li vedo passare. Pacchetti. Buste. Frenesia pura. Corrono. E intanto io li osservo, non vista. Li invidio. Vorrei essere in mezzo a loro, vorrei sentirmi come loro, provare quello che sentono, percepire il calore umano, sentirmi viva. Ma il vuoto che porto dentro mi fa cadere nell’oblio. E continuo a restare qui, ad osservare. Da quanto sono qui? Giorni? Mesi?…no…anni! Il lento procedere del tempo… All’inizio lo tolleri, poi diventa insopportabile e alla fine non ci fai più nemmeno caso. Recupero il senso del tempo quando mi tirano fuori da quel vecchio scaffale, mi danno una spolverata e mi sistemano in vetrina. Quest’anno però mi hanno attaccato addosso il cartellino rosso. Ogni volta che ne vediamo tirare fuori uno restiamo lì in attesa di scoprire chi sarà il malcapitato di turno. Il cartellino rosso è segno di vecchiaia. Vuol dire che non servi più, che hai fatto il tuo tempo e ti resta un’ultima possibilità prima di finire nel retro bottega, dove qualcuno si prenderà le parti migliori di te per farci qualcos’altro. E così quest’anno è toccato a me. Ho visto il mio padrone mentre scriveva sopra l’importo. Lui pensava che non me ne fossi accorta, ma anche se fossi stata distratta ci avrebbero pensato le risatine delle altre ad avvertirmi. Oh, ma non è sempre stato così. All’inizio ero quella che valeva di più. Ero appena arrivata e le altre mi guardavano rose di gelosia. Mi avevano messa in bella vista così che tutti potessero vedermi. Contavano su di me. Ero l’unica ad avere un passato prestigioso alle spalle. La mia storia aveva affascinato il mio padrone. Del resto non capita tutti i giorni di incontrare una come me, che ha vissuto guerre ed ha avuto la fortuna di condividere il cuscino di persone importanti. Ma a quanto pare la mia storia non interessa a nessuno. La gente vuole solo le cose belle ormai, quelle che solleticano di piacere la vista. Una volta però mi hanno scelta. Che orgoglio quel giorno! Ero così contenta che non vedevo l’ora di arrivare nella mia nuova casa. Poi però, durante il tragitto, hanno cambiato idea. Dissero che il problema era la mia mano destra. So a cosa si riferiscono, ma io e il mio padrone speravamo non se ne accorgessero. E’ stato tanti anni fa, prima di arrivare qui. Lei era arrivata da pochi giorni e sin da subito era stata gelosa della mia padrona, così per farle un dispetto mi spinse giù per quella orribile e lunga scalinata. Fortunatamente sul volto non rimasero segni, ma alcune dita della mano si ruppero. E da allora, da perfetta quale ero, sono diventata una bambola rotta, e sono finita tra i giocattoli vecchi. E ora attendo. Attendo che qualche bambina venga a prendermi desiderosa di conoscere la mia storia prima che sia troppo tardi, prima che il padrone decida che per me non c’è più posto. Prima di diventare inutile. Prima di diventare qualcos’altro. L’inchiesta
Ve lo ricordate il twister? Se qualcuno di voi ultimamente è entrato in una gelateria ha sicuramente notato che è stato rifatto dall’Algida, peccato però che non si trovi! Ora non so se sono sfigata io (che ci sta) oppure effettivamente non si trova in vendita. Ho chiesto a non so quante gelaterie, nei centri commerciali, in città, sul litorale, macchè! Non c’è l’ha nessuno, qui a Taranto almeno. Ditemi: nelle vostre città si trova??? Notte fatale – Nelson DeMille
Thriller discreto, niente di eccezionale a parte il fatto che s’incastra tra vari fatti di cronaca realmente accaduti, in cui l’autore invia chiari messaggi che sposano la tesi sostenuta dai complottisti nei vari tragici incidenti aerei degli ultimi anni. Si limita però soltanto a questo: a mettere la pulce nell’orecchio, a lasciare intendere che probabilmente molte prove sono state insabbiate ma senza avanzare nessuna ipotesi su chi possa esserci dietro e sulle motivazioni che hanno spinto a camuffarle. Per questo il finale l’ho trovato un pò deludente, ma probabilmente era volutamente intenzione di DeMille: l’unica certezza che abbiamo infatti è che la verità non verrà mai a galla e quello che conta davvero sono le migliaia di vite umane che ogni giorno muoiono innocentemente. Per il resto i protagonisti sono bene o male gli stessi degli altri episodi: ritroviamo l’agente dell’FBI Kate Mayfield, l’amico poliziotto Dom Fanelli fino ad arrivare a un uomo che Corey pensava ormai di essersi tolto dai piedi. Le battute ironiche del protagonista non mancano e fino all’ultimo non si ha nessun sentore dell’imminente catastrofe che sta per abbattersi sui nostri, di questo almeno bisogna dare atto a DeMille il quale però non riesce mai a spiccare il volo, nelle sue storie manca sempre l’ingrediente giusto che permetterebbe ai lettori di sognare e che lo collocherebbe tra i più bravi autori thriller, insomma per dirla come la mia prof. d’italiano: è capace ma non si applica. QUI c’è un report sull’incidente del 17 luglio con la trascrizione del traffico aereo al momento dell’esplosione con relative immagini. Da brivido.
ChiacchiereD’estate la gente ha bisogno di notizie, vere o false ma anche palesemente assurde non ha importanza, l’essenziale è che siano tante da ingurgitare una dopo l’altra come caramelle. Questo perchè lasciano il tempo che trovano. Pensavamo che la morte di Michael Jackson avrebbe occupato la prima pagina delle cronache almeno fino al natale prossimo e invece, anche se se ne continua a parlare, non è più la notizia del giorno. Ora l’attenzione è tutta rivolta verso la Canalis e Clooney e quel bruttissimo fotomontaggio che troneggia sulla copertina di CHI che anche un cieco capirebbe che è finto. Cioè ma l’avete vista la Canalis? Pare un mostro! Mio nipote col Paint sa fare di meglio! Ma anche in questo caso, fotomontaggio che più fotomontaggio non si può non importa. La gente vuole sapere, vuole vedere…perchè a nessuno pare vero che un’italiana possa aver fatto breccia nel cuore (o nei pantaloni) dell’uomo più sexy del pianeta, come se questo fosse un traguardo di cui vantarsi al prossimo G8 al pari del record mondiale stabilito dalla Pellegrini. Poi ci si mette pure l’influenza suina e la sua vittima italiana: fino a ieri ovunque troneggiava la scritta PRIMO ITALIANO MORTO e poi in piccolo in Argentina. Come a dire che se ancora non siete abbastanza preoccupati ora dovete per forza farvi prendere dal panico, perchè sembra che la morte di quest’uomo abbia aperto un tunnel che porterà la malattia a colpire dritto dritto tutti gli altri italiani, in Argentina e non. Poi mi domando i giornalisti o meglio pseudo-giornalisti, perchè se penso a Signorini indicato come tale mi si rivoltano nello stomaco le melanzane che ho mangiato 3 giorni fa...dicevo questi pseudo-giornalisti che fanno a gara a chi comunica per primo la notizia più sconvolgente e possibilmente con l’Italia protagonista. Della serie “non importa come se ne parla, purchè se ne parli”. Chessò se in America sono morte 100.000 vacche noi dobbiamo fare di più, 150.000 vanno bene? no meglio 200.000! EVVAI! Da noi sono morte 200.000 vacche! Abbiamo battuto l’America! Abbiamo sempre avuto e sempre avremo questo atteggiamento nei confronti degli altri come se fossero migliori di noi e per sentirci al loro livello dobbiamo necessariamente emularli in tutto quello che fanno, il problema è che questo modo di fare sortisce l’effetto contrario e anzichè innalzarci ci rende piccoli piccoli. All’ufficio postaleL’altro giorno ero in fila da 10 minuti per versare un assegno bancario. Prima di me toccava ad un ragazzo anch’egli con un assegno, postale però, che doveva cambiare a vista. Quando arriva il suo turno l’impiegato dietro il banco gli fa “no mi spiace ma non posso cambiarglielo perchè non c’è più linea”, al che mi avvicino anch’io e mostrando il mio dico “non è possibile nemmeno versarlo?” essendo ignorante in materia faccio presente che il mio è bancario e che quindi non devo cambiarlo ma solo versarlo e gli domando perciò se sia uguale. Lui mi risponde “ah, ok non c’è problema”, avendo avuto già altre esperienze non proprio positive con i dipendenti postali chiedo un’ulteriore conferma “quindi posso restare? o devo andare via?” “si si può restare”. Dopo altri 5 minuti di attesa (per un totale di un quarto d’ora quindi) lo stesso impiegato mi fa “signorina ma ha capito che non posso versarle l’assegno?” COOOSA??? “scusi ma se poco fa mi ha detto che non c’era problema…” “ma io intendevo che non doveva pagare nessuna commissione e che se aveva fretta poteva versarlo anche oggi pomeriggio in qualunque altro ufficio”…cioè con 3 parole hai voluto dire tutte queste cose? “e quando le ho chiesto se dovevo restare o andare via perchè mi ha detto di rimanere?” “pensavo che dovesse fare altre operazioni!” altre operazioni??? quali altre operazioni? ma se stiamo parlando di versare assegni da dove sbucano le altre operazioni? Insomma me ne sono andata senza concludere niente e oggi sono costretta a ritornarci sperando che la linea non decida di scappare appena mi vede. Mi chiedo quale sia il criterio di assunzione nelle Poste Italiane. La senilità forse? Un nome da torero - Luis Sepùlveda
Ai tempi della seconda guerra mondiale due guardie naziste si ritrovano tra le mani un tesoro e decidono di appropriarsene con la speranza di un futuro migliore nella Terra del Fuoco. Dopo cinquant’anni qualcuno li insegue per riprendersi il maltolto ed ecco che incontriamo Juan Belmonte, quello con il nome da torero, e Frank Galinski, i cui destini si incrocieranno sullo sfondo di un Cile da poco entrato in democrazia. Il libro è breve e si legge subito, la bravura dell’autore sta proprio in questo: in poche pagine Sepùlveda riesce a raccontare e ad incrociare tra loro storie di ufficiali dei servizi segreti finiti ormai nel dimenticatoio, la storia politica del Cile e la guerra in Germania, persone comuni con il loro triste passato, coinvolgendo il lettore e trasportandolo in una realtà cruda, cinica e spietata non senza qualche difficoltà però: i nomi sono tanti, per non parlare dei personaggi che cambiano identità e degli avvenimenti che accadono velocemente uno dietro l’altro. Se riuscirete a stare al passo e a non distrarvi però scoprirete che Un nome da torero è un ottimo thriller ben congeniato, capace di trasmettere il disincanto dell’agente segreto, soprattutto di chi, dopo un’intera vita in esilio passata a combattere, non sente più di appartenere a nessun luogo e fa forza solo ed esclusivamente sulle proprie speranze. Finalista del premio letterario Hammet nel 1995, Un nome da torero è il romanzo al quale Sepùlveda si sente più legato per via del protagonista, Belmonte, il personaggio più autobiografico tra quelli creati dallo scrittore.
Una palpatina qua, una strizzatina làSappiate che domani mattina il vostro capo o uno dei vostri colleghi potrebbe tranquillamente avvicinarsi a voi e palparvi il seno senza per questo incorrere in una qualunque condanna, semplicemente affermando che nel suo comportamento non c’era nessuna traccia di libido e che il suo è solo un modo “di certo poco raffinato” di scherzare. O peggio: se è un tipo che usa comportarsi così abitualmente e voi magari le volte precedenti siete state zitte perchè avevate paura di perdere il posto di lavoro, non potete mica ricordarvi così, all’ennesimo episodio che si presenta, di denunciare l’accaduto. Nossignore! Anzi l’abitualità è quasi un’attenuante. E’ SCRITTO QUI. Qualcuno mi spiega come si fa a decifrare le vere intenzioni di un molestatore? Ma anche ammettendo che non avesse fini sessuali a nessuno importa che il suo modo di fare possa semplicemente dar fastidio? Questo qui è autorizzato a toccare colleghe e/o dipendenti dal momento che la Cassazione gli ha dato ragione? Tra un pò diranno che è colpa dell’abbigliamento troppo succinto e provocatorio se una donna viene violentata. E in molti già lo pensano. blog / concorso SCRIVERE L’ESSENZIALE
Vi segnalo l’edizione 2009 del concorso letterario SCRIVERE L’ESSENZIALE. Il concorso è rivolto a chiunque abbia voglia di esprimersi in merito al tema di cosa vuol dire appunto “scrivere l’essenziale”; basta inviare una frase non troppo lunga o una foto non troppo pesante o entrambe le cose all’indirizzo scrivilessenziale@gmail.com indicando il vostro nome e cognome o nickname ed eventualmente l’indirizzo del vostro blog. Le email saranno accettate fino al 15 di agosto. Partecipate, partecipate! :) Al telefono#1 U: Sei carina a chiamarmi così presto… D: no è che sto aspettando che carichi il pc che ultimamente è un pò lento… U: ……
#2 U: come mai mi telefoni così presto? hai per caso sognato di me stanotte? D: guarda non me ne parlare, ieri sera devo aver mangiato qualcosa che mi ha fatto male e stanotte ho avuto gli incubi! U: …… Harry Potter e il principe mezzosangue
Ad alcuni non è piaciuto, forse perchè non ci sono scene d’azione e al contrario abbondano invece quelle più sentimentali, giusto per farci capire che i protagonisti sono cresciuti e hanno ormai anche loro gli ormoni impazziti. Io l’ho apprezzato, dico il film non gli ormoni impazziti. E’ chiaro che va visto nell’ottica giusta, cioè un film di transizione tra gli episodi precedenti che si concludevano bene momentaneamente e il gran finale in cui verrà toccato l’apice dello scontro tra le forze del bene e quelle del male che ci appresteremo a vedere l’anno prossimo. Giusto una cosa non sono riuscita a spiegarmi: ma Hermione e Ginny, che sono ormai diventate due ragazze molto carine, che ca22’ ci trovano in quei due sgorbietti di Harry e Ron???? Heavy CrossAppena le prime note partono un brivido sale lungo la schiena e il corpo comincia a muoversi a ritmo seguendo con sensualità l’ondulatezza della musica. La voce cantante rompe il monologo del suono e la tua voce all’unisono pronuncia le parole del testo. Fino all’attimo in cui la musica esplode e riempie il tuo corpo, i tuoi muscoli, le tue orecchie e i tuoi occhi chiusi fino a farli traboccare. Il ritmo aumenta, lo senti tutto, è dentro di te e i tuoi movimenti sono in perfetta sintonia con il pezzo. Un attimo di stasi quando rallenta la cadenza, il tempo di riprendere fiato e di aprire per un istante gli occhi ad osservare gli altri attorno a te mentre i bassi percuotono il tuo corpo. Tutto sembra rallentato, di pari passo con la musica e poi di colpo il ritmo riparte con la stessa esplosione di prima. Balli con tutta la tua anima. I capelli incollati per il sudore. Ma ti senti bene. E ti godi ogni attimo, fino agli ultimi colpi che rimbombano nel cuore e ti lasciano addosso un’uggiosa euforia. Buon we!
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