Morgana's profile(¯`·˛۵¸·´¯) Le Nebbie di...PhotosBlogLists Tools Help

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    Gabriella garofano e cannella – Jorge Amado

    Inutile, c’ho provato a non amarlo ma come si fa?? Amado è in assoluto uno dei miei scrittori preferiti. Da Dona Flor a Mar morto i suoi romanzi sono uno più intenso dell’altro.

    Gabriella garofano e cannella è ambientato negli anni ‘20 e le vicende si svolgono nel porto di Ilheus, fiorente cittadina brasiliana in pieno sviluppo. Due le storie protagoniste, distinte ma collegate: la prima racconta la passione sfociata fra Gabriella, giovane mulatta del Sertao, e Nacib Saad, proprietario del bar Vesuvio, mentre la seconda narra le lotte politiche tra i vecchi possidenti delle terre di cacao capeggiati da Ramiro Bastos e la nuova generazione innovatrice guidata invece dallo straniero Mundhinho Falcao. Come sempre nei suoi romanzi Amado ha il potere di rapire il lettore per trasportarlo in una realtà dal sapore di fiaba, con i suoi avvenimenti drammatici ma dai riflessi freschi e leggeri conditi da una vena di malinconia. Trapela imponente la forza di una cultura così diversa dalla nostra e non puoi fare altro che sognare di trovarti lì. Con questo romanzo del 1958 Amado torna così al Ciclo del cacao, un mondo fatto di prostitute, sicari e colonnelli, protagonisti indiscussi della società del cacao.

    Curiosità: quando uscì, il libro ebbe un così grande successo che il nome Gabriella venne utilizzato da locali e aziende per dare il nome al succo di cacao. Inoltre il bar Vesuvio non è inventato ma esiste tuttora nella piazza principale di Ilheus.

    Il viaggio della strega bambina – Celia Rees

    In una vecchia trapunta viene ritrovato il diario di Mary Newbury, una bambina costretta a scappare dopo l’uccisione della nonna incolpata di stregoneria con la quale viveva in Inghilterra. Trasferitasi in America, con la speranza di una vita migliore e più tranquilla, scoprirà purtroppo che la distanza non basterà a proteggerla.

    Il libro racconta una parte della vita di Mary, il resto è descritto nel seguito Se fossi una strega. Sinceramente ero piena di aspettative per questo romanzo, aspettative purtroppo andate deluse. L’autrice, eccezion fatta per un paio di episodi, non entra granchè nei particolari che rendono Mary una strega ma si sofferma sulla descrizione di quel periodo pervaso di ignoranza e pregiudizi dove tutto quello che non si conosceva e a cui non si sapeva dare un nome veniva indicato come opera del diavolo e si cercava perciò tra i più deboli il colpevole che quasi sempre finiva con l’essere una donna, in genere una levatrice, con più conoscenza rispetto agli altri del corpo umano, di erbe, etc.

    Il libro viene impostato come fosse una storia vera, tanto che si conclude con un indirizzo email a cui scrivere nel caso in cui qualcuno abbia ulteriori notizie di Mary Newbury, ma facendo una veloce ricerca su internet non si impiega molto a scoprire che si tratta di una made up story, cioè una storia inventata, perciò se avevo una minima speranza che il racconto fosse monotono proprio perchè reale questa è andata a farsi friggere. Il libro non è comunque negativo, forse è colpa mia che avevo idealizzato troppo perchè in effetti le recensioni che circolano su internet sono totalmente opposte alle mie, perciò prima di dare un giudizio definitivo mi riservo di leggere il seguito (chissà dove chissà quando), sperando che sia un pò più eclatante.

    Una storia semplice – Leonardo Sciascia

    Ancora una volta voglio scandagliare scrupolosamente le possibilità che forse ancora restano alla giustizia.DÜRRENMATT

    Giallo ambientato in Sicilia, dove le protagoniste indiscusse sono la mafia e la droga, anche se le parole mafia e droga non vengono mai nominate. Una storia semplice nonostante sia un racconto di poche pagine è in realtà una storia ben complessa, piena di personaggi diversissimi tra loro che si ostacolano a vicenda: ci sono i buoni alla continua ricerca della verità, ci sono i cattivi che però cattivi non sembrano e poi ci sono gli indifferenti, quelli che per paura di finire nei guai preferiscono tacere la verità precludendo al mondo che li circonda ogni possibilità e speranza di cambiare. Essendo breve ma allo stesso tempo intricato, gli eventi nel romanzo si susseguono e si sviluppano velocemente in maniera semplice, diretta, di modo da far capire perfettamente al lettore ma senza lasciargli il tempo di riflettere e fare ipotesi e congetture. Il risultato quindi è un romanzo affascinante, che attira l’attenzione dalla prima all’ultima pagina e che lascia stupiti sul finale.

    E’ il primo libro che leggo di Sciascia, mea culpa! perchè scopro tardi uno dei più grandi e bravi scrittori italiani. Dietro i suoi scritti è evidente tutto l’amore e al contempo il dolore provato per l’Italia, la sua Sicilia e la società che non va, “Mi duole l’Italia!” diceva sempre. E questo romanzo è considerato il suo testamento essendo stato pubblicato, per volontà dell’autore, il giorno della sua morte, il 20 novembre 1989.

    Assolutamente da leggere!

    Notte fatale – Nelson DeMille

    Terzo romanzo che vede protagonista il detective John Corey. Il libro comincia con una storia vera: l’incidente aereo del volo TWA 800 esploso a New York pochi minuti dopo il decollo la sera del 17 luglio 1996, e in merito al quale ancora oggi rimangono forti dubbi sulla spiegazione fornita dalla CIA (guasto meccanico NdM). Gli avvenimenti raccontati si svolgono 5 anni dopo la tragedia (uhmm 5 anni dopo…che caso…se non avete ancora capito leggetevi il libro). 

    Thriller discreto, niente di eccezionale a parte il fatto che s’incastra tra vari fatti di cronaca realmente accaduti, in cui l’autore invia chiari messaggi che sposano la tesi sostenuta dai complottisti nei vari tragici incidenti aerei degli ultimi anni. Si limita però soltanto a questo: a mettere la pulce nell’orecchio, a lasciare intendere che probabilmente molte prove sono state insabbiate ma senza avanzare nessuna ipotesi su chi possa esserci dietro e sulle motivazioni che hanno spinto a camuffarle. Per questo il finale l’ho trovato un pò deludente, ma probabilmente era volutamente intenzione di DeMille: l’unica certezza che abbiamo infatti è che la verità non verrà mai a galla e quello che conta davvero sono le migliaia di vite umane che ogni giorno muoiono innocentemente.

    Per il resto i protagonisti sono bene o male gli stessi degli altri episodi: ritroviamo l’agente dell’FBI Kate Mayfield, l’amico poliziotto Dom Fanelli fino ad arrivare a un uomo che Corey pensava ormai di essersi tolto dai piedi. Le battute ironiche del protagonista non mancano e fino all’ultimo non si ha nessun sentore dell’imminente catastrofe che sta per abbattersi sui nostri, di questo almeno bisogna dare atto a DeMille il quale però non riesce mai a spiccare il volo, nelle sue storie manca sempre l’ingrediente giusto che permetterebbe ai lettori di sognare e che lo collocherebbe tra i più bravi autori thriller, insomma per dirla come la mia prof. d’italiano: è capace ma non si applica.

    QUI c’è un report sull’incidente del 17 luglio con la trascrizione del traffico aereo al momento dell’esplosione con relative immagini. Da brivido.

     

    Un nome da torero - Luis Sepùlveda

    Ai tempi della seconda guerra mondiale due guardie naziste si ritrovano tra le mani un tesoro e decidono di appropriarsene con la speranza di un futuro migliore nella Terra del Fuoco. Dopo cinquant’anni qualcuno li insegue per riprendersi il maltolto ed ecco che incontriamo Juan Belmonte, quello con il nome da torero, e Frank Galinski, i cui destini si incrocieranno sullo sfondo di un Cile da poco entrato in democrazia.

    Il libro è breve e si legge subito, la bravura dell’autore sta proprio in questo: in poche pagine Sepùlveda riesce a raccontare e ad incrociare tra loro storie di ufficiali dei servizi segreti finiti ormai nel dimenticatoio, la storia politica del Cile e la guerra in Germania, persone comuni con il loro triste passato, coinvolgendo il lettore e trasportandolo in una realtà cruda, cinica e spietata non senza qualche difficoltà però: i nomi sono tanti, per non parlare dei personaggi che cambiano identità e degli avvenimenti che accadono velocemente uno dietro l’altro. Se riuscirete a stare al passo e a non distrarvi però scoprirete che Un nome da torero è un ottimo thriller ben congeniato, capace di trasmettere il disincanto dell’agente segreto, soprattutto di chi, dopo un’intera vita in esilio passata a combattere, non sente più di appartenere a nessun luogo e fa forza solo ed esclusivamente sulle proprie speranze.

    Finalista del premio letterario Hammet nel 1995, Un nome da torero è il romanzo al quale Sepùlveda si sente più legato per via del protagonista, Belmonte, il personaggio più autobiografico tra quelli creati dallo scrittore.

     

    La vita dei monaci al tempo delle grandi abbazie

    Questo è il libro che non sono riuscita a finire, non perchè sia scritto male anzi, l’ho trovato abbastanza completo (per quanto non sia un’esperta dell’argomento) e minuzioso nelle descrizioni di tutti i vari aspetti della vita di un monaco, cosa che ho capito non diventerò mai…e non perchè sia donna, anche se fossi un uomo me ne terrei ben alla larga e vi spiego anche il perchè: i poveretti passavano tutti insieme 8 ore al giorno a pregare e negli intervalli tra una preghiera e l’altra ne approfittavano per……continuare a pregare, ma in solitudine questa volta. Ci credo che si lamentavano del vino troppo allungato con l’acqua, anch’io dopo 8 ore di preghiere e litanie per 7 giorni su 7 vorrei essere talmente sbronza da non capirci più niente! Quando non pregavano (eh appunto…quand è che non pregavano?) avevano l’obbligo di rispettare il silenzio o al max di parlare si-len-zio-sa-men-te. ????? cioè? già m’immagino tutti questi mormorii che all’orecchio di chi ascolta sono ancora più fastidiosi dei bambini che urlano al mercato! Comunque per rispettare il silenzio avevano escogitato un metodo a prova di Einstein: il linguaggio dei gesti. Solo che o non avevano voglia di inventare un nuovo idioma o erano troppo presi dalle loro preghiere fatto sta che esistevano gesti solo per alcuni vocaboli: lasciando stare il si e il no che simulavano con la testa, c’erano segni sostanzialmente per indicare gli oggetti usuali della loro vita quotidiana come candele, turibolo e anche angeli, santi etc. Mi ha colpito particolarmente però il modo in cui indicavano il pane: un cerchio con i due pollici e i due indici (perchè in genere aveva forma rotonda)…ecco mimatelo e capirete! Quindi se qualcuno viene da voi a farvi questo gesto non significa che vuole farvi un mazzo così, assolutamente nooo, sta solo chiedendovi un panino! E infine (della metà del libro che sono riuscita a leggere io) si parla di pulizia: i monaci si lavavano 2 volte all’anno, ovvero alla vigilia di Pasqua e alla vigilia di Natale! O.O ma beeene! e perchè mai vi chiederete? per risparmiare acqua? perchè il sapone nel medioevo scarseggiava? nossignore! ma perchè, udite udite, la pulizia era sinonimo di sen-sua-li-tà! Stessa cosa per la biancheria di cotone, indi per cui usavano biancheria di lana anche d’estate. Neanche stessimo parlando di mutandine di seta e pizzo. L’unica parte del corpo a cui evidentemente erano molto affezionati erano i piedi tanto da lavarli almeno 1 volta alla settimana. Gli addetti al lavaggio erano gli stessi che si occupavano della cucina (………wow!): riempivano d’acqua una bacinella la quale veniva utilizzata per due fratelli alla volta: immagino chi capitava sempre per secondo non doveva essere molto contento, soprattutto se subito dopo veniva pure servito il pranzo! Sono arrivata a leggere il punto in cui viene sottolineata la finta povertà dei monaci (e pensare che Anselme Davril, coautore del libro, è monaco egli stesso): erano pieni di pellicce e di mutande (non si lavavano ma se le cambiavano spesso) e bastava un filo scucito per mettere via il capo vecchio e acquistarne uno nuovo con la motivazione che il capo vecchio sarebbe stato più utile alla gente povera. Ma se avevano fatto voto di povertà non sarebbe stato più logico dare ai poveri direttamente la pelliccia nuova? Questi sono i misteri della fede…

    Comunque la mia voleva essere una critica ironica per quella che è stata la vita quotidiana dei frati nel Medioevo (non me ne voglia nessuno) e non ha niente a che vedere con il testo in se stesso che, come ho scritto anche all’inizio, è completo e scritto bene. Devo solo ricordare a che stavo pensando quando l’ho comprato.

     

    Io sono Helen Driscoll di Richard Matheson

    Romanzo horror del 1958 da cui è stato tratto il film con Kevin Bacon, Echi mortali

    Il libro ha per protagonista Tom Wallace che vive in California con sua moglie Anne e suo figlio Richard dove conduce una vita molto tranquilla circondato da vicini un pò strampalati. Le cose cambiano quando, durante una serata passata con gli amici, suo cognato Phil dice di essere in grado di ipnotizzare le persone e per questo chiede a Tom, che acconsente, di prestarsi all’esperimento. Da allora Tom comincerà ad avere inquietanti visioni di una donna, sarà capace di prevedere alcuni avvenimenti e di percepire i pensieri delle persone che gli stanno accanto. Tutto questo lo renderà insofferente e Tom capirà che per non impazzire del tutto dovrà scoprire chi è la donna delle sue visioni e cosa cerca.

    Devo dire che per essere un romanzo scritto più di 50 anni fa è abbastanza carico di tensione. Ci sono diversi episodi che tengono il lettore incollato alle pagine portandolo a percepire profondamente lo stato d’animo del protagonista; anche il finale è abbastanza ben congeniato: Matheson è molto bravo a non lasciar trapelare alcun indizio su chi sia il vero colpevole. Ve lo consiglio, la trama è molto scorrevole e lo si divora in un paio di giorni.

     

    La ragazza con l’orecchino di perla

    Romanzo di Tracy Chevalier da cui è stato tratto il famoso film che ha lanciato Scarlett Johansson. L’autrice è stata ispirata dal dipinto, ora conservato al museo di L’Aia, di Jan Vermeer – Ragazza con turbante – pittore di cui si sa poco e niente e che in tutta la sua vita ha dipinto circa 30 quadri.

    Protagonista è Griet, sedicenne di religione protestante, la cui famiglia caduta in povertà in seguito ad un incidente subito dal padre che si ritrova quindi a non poter più lavorare, decide di mandarla a lavorare come domestica presso la famiglia benestante del pittore Vermeer nel quartiere dei Papisti. Qui dovrà districarsi tra le gelosie della padrona di casa e i dispetti di sua figlia e le attenzioni poco piacevoli di un uomo amico dei Vermeer. Ma il fulcro del romanzo è dato dal fascino dell’artista che Griet si ritrova a subire involontariamente. Tracy Chevalier è molto brava a descrivere la tensione che si viene a creare tra i due protagonisti, non ci sono baci nè abbracci ma solo sguardi e frasi lasciate a metà. Fino a poche pagine dalla fine non si sa bene dove vuole arrivare la storia, sembra che debba succedere qualcosa di concreto che invece non accade. La vera forza del libro sta infatti nell’amore e la passione per l’arte che lega Griet e Jan, il quale è stupito di quanto possa ancora imparare sul suo mestiere da una semplice domestica. Alla fine però Griet sarà costretta ad abbandonare quella casa proprio per colpa dell’ambizione artistica del suo padrone: smanioso di ricreare nei suoi dipinti l’assoluta perfezione non esiterà a far indossare alla ragazza i gioielli di sua moglie la quale, una volta scoperto il dipinto la cui realizzazione era avvenuta a sua insaputa, sarà costretta ad ammettere e affrontare la rivalità con la giovane per le attenzioni riservatele dal marito.

    Il libro è carino ma non eccezionale. Devo ammettere che mentre lo leggevo ho pensato “se questo è l’unico romanzo della Chevalier da cui hanno tratto un film immagina quanto siano brutti gli altri…”. Avrei preferito che la tensione tra Griet e il padrone venisse coltivata un pò di più tanto da renderla quasi palpabile invece una volta terminato il libro non resta granchè impressa. E’ interessante però scoprire l’evoluzione del quadro, i cambiamenti che gli vengono apportati e che, secondo l’autrice, lo hanno portato al risultato finale consacrandolo come uno tra i dipinti più suggestivi ed enigmatici della storia. Consiglio comunque di leggerlo…magari in edizione economica! :P

    Ragazza con turbante (storia del quadro).

    Miti e leggende del Medioevo di Erberto Petoia

    Un lungo viaggio attraverso leggende che hanno visto la nascita nel periodo medievale. La maggior parte di esse ha un’impronta fiabesca dove il protagonista in genere è un cavaliere che incontra una fanciulla bellissima di cui si innamora seduta stante e che gli dona il suo amore e una quantità immane di ricchezze in cambio di una promessa che puntualmente non viene mantenuta facendo così cadere nella povertà il giovane e dividendo per sempre i due amanti. Altre invece raccontano episodi che hanno visto la nascita di molti miti religiosi come l’esistenza del purgatorio o la santità di Sant’Antonio e San Patrizio.

    La maggior parte di queste leggende mi era completamente sconosciuta fatta eccezione per la leggenda di re Artù, quella di San Martino e quella de L’acqua della vita. Ho trovato molto interessanti per via dell’impostazione sicuramente più matura e un pò più realistica La leggenda di Pilato, La castellana di Vergy, Gerberto e Meridiana e L’isola delle due fonti. Mi sono piaciute anche La monaca di Watton e la Papessa Giovanna, quest’ultima anche è piuttosto nota; mentre ho trovato particolarmente inquietanti La visione di Alberico de’ Settefrati, nata in seguito alla reale confessione del giovane Alberico che all’età di 10 anni colpito da un’infermità giacque quasi morente per 9 giorni durante i quali ebbe la visione di quello che fu considerato poi il Purgatorio. Naturalmente il racconto col passare dei secoli è stato arricchito a piacimento dei vari frati venuti a conoscenza del racconto. E anche Viaggio di una donna nell’adilà che racconta l’esperienza della madre di Gilberto di Nogent, che, anche lei come Alberico de’ Settefrati, sarebbe stata condotta all’interno del purgatorio. La particolarità di questa storia è data dal fatto che si trattava di una donna laica e l’esperienza l’abbia toccata in una vicenda molto personale.

    Sinceramente il libro non è tutto questo granché soprattutto per quelle che sembrano una serie di favolette molto simili a quelle che mi raccontava mia madre quand’ero piccola. Alcune però come detto sopra sono interessanti da conoscere. Può essere comunque considerata una guida per chi vuole cominciare a studiare la storia Medievale.

     

    DIO di Davide La Rosa

    Si tratta di una raccolta di vignette a cura di Davide La Rosa (lo stesso delle vignette di Voyager NdM) aventi come protagonista Dio, raffigurato con il classico triangolo da un occhio solo, che qui viene rivisitato e visto come un personaggio sarcastico, ironico, un pò sadico, che fa confusione tra le sue stesse creature, che odia a morte personaggi come Pippo Franco ed è convinto che i Pooh siano i 4 cavalieri dell’apocalisse. Insomma c’è tanto da ridere e se non vi basta (come a me) c’è sempre il suo blog, Mulholland Dave, aggiornato quotidianamente con le avventure, tra le altre già citate, di Marco Columbro, il detective Smullo, la Pimpa e Papa Sisto. Leggetelo, io l’ho scoperto da poco ma Davide è diventato già il mio idolo. :)

     

    Giusto per parlare d’altro, ieri è stato il primo giorno di mare (senza bagno) e quindi della fatidica prova costume che ogni anno arriva imperterrita come l’influenza. Devo dire mi aspettavo peggio, col costume giusto sono riuscita a nascondere un pò di cellulite. A mare si stava bene, l’aria era fresca e l’acqua pulitissima, un pò meno invitante il panorama con le canne fumarie dell’ILVA e una nave che non ho capito bene se era una petroliera o un peschereccio… La sabbia pure faceva un pò schifo perchè ancora non è stata pulita, vabbè mi sa che era meglio se evitavo di raccontare l’avvenimento; una cosa buona però c’è: appena tornata a casa mi sembrava di essere in vacanza, mi sono sdraiata sul letto dove mi ha sorpreso un piacevole torpore che mi ha fatto addormentare mentre i miei in cucina divoravano la pasta al forno.

    Il dio delle piccole cose

    Romanzo d’esordio, nonchè unico, di Arundhati Roy diventata la prima scrittrice indiana a vincere il Booker Prize.

    Devo ammettere che non leggevo un libro così bello da mesi. La storia, ambientata nell’India di fine anni sessanta, parla di Ammu, giovane donna con due figli gemelli, che abbandona il marito alcolizzato per tornarsene nella casa dei suoi genitori, dove finisce con l’innamorarsi di un operaio della fabbrica di famiglia. Ammu verrà condannata dall’intera società, inclusa la sua famiglia, prima per la sua condizione di divorziata e poi per aver concepito un amore proibito. Ma la ricchezza e la bellezza del libro è data dai due gemelli, Estha e Rahel, si perchè la storia viene vista e raccontata attraverso i loro virginei occhi di bambini.

    Il libro a tratti fa ridere fino alle lacrime, in altri riesce ad indignarti per la crudeltà di una società che vuole imporre alle persone chi, come e quanto si deve amare, in altri invece commuove tanto da far star male per la ricchezza di sentimenti di cui è pervaso: fa tenerezza il piccolo Estha, col suo ciuffo alla Elvis e la sua matura compostezza, il suo senso pratico, provi dispiacere per lui, per quello che è costretto a subire prima dall’uomo delle limonate e infine quando cerca di salvare la persona che ama di più al mondo, no non Rahel, perchè Rahel non conta, loro sono come un’unica anima siamese, ognuno dei due sa cosa pensa l’altro, Rahel sa cosa gli ha fatto l’uomo delle limonate anche se non era presente, sono la stessa persona in due corpi separati. Madre e figli sono accomunati oltre che dal loro legame, da un uomo, Velutha, l’operaio della fabbrica. Tutti e tre lo amano, in maniera diversa s’intende, ma questo affetto non è destinato a durare e infine, alla sofferenza per aver perso un amico caro si aggiungerà, per colpa di qualcuno incapace di provare veri sentimenti di affetto, il rammarico per aver condannato un innocente e il dispiacere per non aver vissuto insieme gli ultimi drammatici anni di vita della loro tanto amata Ammu.

    Non so se quello che ho scritto è abbastanza per convincervi a leggere il libro, ma vi assicuro che Il dio delle piccole cose è un vero capolavoro, uno dei più bei romanzi mai scritti al mondo!

    Proust

    Stavo pensando che la foto di Marcel Proust che mettono in copertina a tutti i suoi libri è di un lugubre da far paura. Sembra una di quelle foto che si mettono sulle tombe ai cimiteri. Che poi a dirla tutta pare anche un pò maniaco... Di sicuro qualche rotella fuori posto ce l'aveva sennò uno non si sogna di chiudere in casa propria una ragazza di cui non è nemmeno innamorato ma solo perchè gli da fastidio che questa ogni tanto abbia avventure lesbiche. Voglio dire se Albertine lo avesse tradito con un uomo diverso ogni giorno gli avrebbe dato meno fastidio, magari sarebbe stato anche contento ma con le donne proprio no! A te piacevano le donne? Piacevano pure a lei! C'è uno scambio di battute fra i due che rende l'idea di quale fosse il pensiero di Proust e della società di quel periodo:

    M: "A proposito, Albertine, ho sognato, o non mi avete detto un giorno che conoscevate Gilberte Swann?"

    A: " Si, cioè mi ha parlato a scuola, perchè aveva gli appunti di Storia di Francia, anzi è stata molto gentile, me li ha prestati e io glieli ho restituiti, solo a scuola, perchè l'ho vista soltanto lì"

    M: " E' di quel genere di donne che a me non piacciono?"

    A: " Oh, no! tutt'altro..."

    Quel genere di donne che a me non piacciono??? Ma chi si credeva di essere costui? E va bene che bisogna capire l'epoca e i pregiudizi e la società però un pochettino arrogante lo era 'sto Proust. E Albertine si sottometteva a questa violenza psicologica convinta di essere malata di depravazione.

    Scelti dalle tenebre

    ATTENZIONE SPOILER!

    "Sono il vampiro Lestat. Sono immortale. Ora sono una superstar del rock..."

    Il titolo originale del romanzo è The Vampire Lestat che forse, ma proprio forse, era più azzeccato del titolo appioppatogli in Italia visto che il 90% del libro racconta tutta la vita di Lestat da prima che diventasse vampiro fino al 1984. L'opera appartiene a Le cronache dei vampiri e si colloca dopo Intervista col vampiro e prima de La regina dei dannati, che ho letto entrambi ma quest'ultimo non mi ricordo proprio come va a finire; sarà perchè ero un pò più piccola (d'età non d'altezza) ma non sono riuscita ad apprezzarli più di tanto, a differenza di Scelti dalle tenebre. Qui ho trovato la narrazione di Anne Rice alquanto affascinante, il suo modo di descrivere i vampiri e le loro sensazioni, la loro sete di sangue, le emozioni che vivono e soprattutto l'estasi provata quando bevono e fanno bere rendono i personaggi, in particolar modo Lestat e Marius, davvero molto seducenti. Qui vengono svelati molti retroscena collegati al primo episodio, soprattutto al teatro dei vampiri e si scopre che Lestat e Armand si conoscevano; scopriamo anche un lato di Lestat più "umano" con le sue insicurezze, le sue paure e gli interrogativi sulla nascita della loro stirpe "chi siamo? da dove veniamo? dove andiamo?" interrogativi a cui sarà data una risposta, anche per la gioia del lettore che può finalmente avere un'idea di come siano nati i vampiri.

    Sono tentata di rileggere La regina dei dannati ma probabilmente mi limiterò a dare un'occhiata al finale giusto per rimembrare e sopperire quindi alle mancanze della mia memoria e non darla vinta all'Alzheimer che incalza...............sempre se mi ricordo dove l'ho messo!

    L'italiano o il Confessionale dei penitenti neri

    "Napoli. 17xx. Vincenzo di Vivaldi, nobile napoletano, si innamora, ricambiato, di Elena di Rosalba ma l'amore tra i due è ostacolato dalla marchesa Vivaldi, madre di Vincenzo, che con l'aiuto di frate Schedoni, personaggio alquanto ambiguo, cercherà di ostacolare in tutti i modi il progetto di matrimonio del figlio."

    Premesso che non ho capito L'italiano nel titolo che c'azzecca, cioè ho capito che si riferisce a Schedoni, il cattivo della situazione, ma i personaggi so' tutti italiani perciò che razza di distinzione è? Comunque... Raccontata così sembra una banalissima storia d'amore ma in realtà, considerato che si tratta di un libro scritto nel 1797, è un intrigante romanzo pieno di colpi di scena e di ambientazioni gotiche del cui genere è considerato uno dei massimi esponenti. Per certi versi però è piuttosto semplicistico, nel senso che i protagonisti rispecchiano stereotipi ben definiti: Vincenzo di Vivaldi è l'eroe della situazione, colui che non teme nulla ed è pronto a sacrificarsi in nome della giustizia, Elena incarna l'ideale di purezza, la Marchesa è la superficialità fatta persona disposta a tutto pur di non infangare con un matrimonio scadente il buon nome della famiglia mentre Schedoni, l'artefice di tutti gli intrighi presenti nel romanzo, è il frate corrotto che non si preoccupa del male fatto agli altri pur di realizzare i suoi ambiziosi progetti. In rappresentanza del vero stile gotico sono le inquietanti descrizioni delle carceri dell'Inquisizione, del monaco e delle rovine del monastero di Paluzzi nonchè la figura del carnefice Spalatro.

    Ripeto, essendo un libro di oltre 2 secoli fa va letto con la predisposizione giusta, indi per cui la mia opinione è assolutamente positiva. Ci sono tutti gli ingredienti giusti per catturare l'attenzione del lettore. Se amate il genere non fatevelo scappare, Ann Radcliffe del resto è considerata forse la migliore scrittrice gotica mai esistita.

    Il cerchio si chiude - Tom Egeland

     " Nell'antico Monastero di Værne - Norvegia - un gruppo di archeologi porta alla luce un antico scrigno d'oro che potrebbe contenere un importante segreto su Gesù. "

    Ho deciso di leggere questo libro dopo aver letto alcuni commenti su internet del tipo " Dan Brown potrebbe aver copiato " ovviamente non fatti in tono accusatore ma a voler dire che entrambi gli scrittori hanno avuto la stessa idea. Premesso che non ho letto "Il codice Da Vinci" (anche se il libro sta lì bello bello nella mia libreria a prendere polvere) ma ho visto il film, le uniche cose che ho trovato simili sono l'albino e la storia tra Gesù e Maria Maddalena ma considerato che quest'ultima è un'ipotesi venuta in mente chissà a quanti altri prima di Brown e Egeland trovo più sensazionale che tutti e due abbiano pensato ad una persona con le stesse caratteristiche fisiche . . . cioè quanti scrittori hanno usato come protagonista nei loro libri un albino???

    Diciamo che il romanzo è appena sufficiente, non ci sono particolari colpi di scena, il protagonista a volte sembra provenire chissà da quale mondo perchè nonostante sia archeologo non è a conoscenza di una marea di cose . . . "era assente durante le lezioni", però si legge velocemente quindi se avete voglia di perdere un paio di giorni con questo libro accomodatevi pure, anche se a dirla tutta ho trovato più interessanti le spiegazioni che l'autore dà alla fine, dove racconta ad esempio la bufala del priorato di Sion.  : (

    Mordant's need

    22 agosto 11.18
     
    "Terisa Morgan è una ragazza che vive sola in un'immensa casa piena di specchi che usa per rassicurarsi di esistere in quanto a volte si sente talmente inutile da avere l'impressione di scomparire. Un giorno attraverso uno di questi specchi si materializza davanti ai suoi occhi un giovane: il suo nome è Geraden e proviene da un regno chiamato Mordant, sconvolto da una sanguinosa guerra. Secondo l'oracolo Terisa è colei che salverà il regno. Geraden convince la ragazza a seguirlo attraverso lo specchio e Terisa finisce così in un mondo di magia dove gli specchi vengono utilizzati come pericolose armi per distruggere i nemici."
     
    Questo è in breve l'inizio della saga di Mordant, in inglese Mordant's Need, composta da 2 volumi. E' una delle più belle saghe fantasy che conosca, il linguaggio è un pò articolato ma la trama è ben tessuta. Molto interessante è lo sviluppo psicologico dei personaggi che ne fa un libro "per adulti", non nel senso di osè anche se non mancano scene sensuali, ma nel senso che non è la solita favoletta per bambini in stile Fantaghirò. L'unico handicap è che in Italia i 2 libri sono usciti fuori catalogo da un pezzo perciò l'unico modo per scovarli è cercarli in qualche libreria dell'usato o meglio ancora tentare su ebay (è qui che li ho comprati io).
    Se riuscite nell'impresa buona lettura! A bocca aperta
     
    Saga di Mordant - Stephen R. Donaldson:
    • Lo specchio dei sogni
    • I cavalieri dello specchio

    mordant1

    Mayday!

    29 luglio 19.00
     
    Ho appena finito di leggere Mayday di Nelson DeMille. Ve lo consiglio se avete voglia di una bella lettura estiva non troppo impegnativa. La trama ricorda tanto uno di quei film che trasmettono su canale 5 per la serie "Alta tensione", film che aborro totalmente ma chissà perchè a leggerli fanno tutto un altro effetto.
    Si tratta di un thriller/avventura, con i cattivi che cercano di farla franca e i buoni che cercano di sopravvivere grazie a colpi di (s)fortuna. Per alcuni versi la trama è un pò scontata ma riesce anche a tenere il lettore col fiato sospeso grazie a qualche colpo di scena; molto scorrevole, lo leggerete in pochi giorni.
    Lo sconsiglio solo a chi ha una paura f@ttut@...di volare! aereo

    Dalle montagne al giallo

    18 giugno 16.13
     
    Data storica quella di oggi! Dopo 8 mesi e mezzo (Pensieroso) sono riuscita a terminare oggi pomeriggio alle 14,30 "La montagna incantata"! Come accade alla fine di ogni libro, anche dei più pesanti e pallosi come in questo caso, ho provato un pò di nostalgia... Era inevitabile del resto, dopo tutti questi mesi, è stato quasi come se anch'io fossi rimasta su quella benedetta montagna per sette anni. Ho versato le mie 2 - 3 solite lacrimucce, anche perchè il finale non è dei più allegri, o meglio: è scritto apposta per lasciare dentro il lettore quel senso di vuoto dovuto all'incognita del futuro. In poche parole non si sa come si va a finire, il bello, almeno secondo Mann, dovrebbe essere quello di aver condiviso tutto questo periodo con il protagonista, assistendo alla sua evoluzione e vivendo con lui le sue emozioni. Il che sarebbe anche vero se non fosse per tutte le disquisizioni filosofiche... Deluso è anche vero però che senza quelle non sarebbe l'opera di spessore che è.
    Comunque, superata la fase incantata, sono passata ad un nuovo libro: La morte ha i capelli lunghi di Martha Grimes. Ammetto la mia ignoranza dicendo di non averla mai sentita nominare anche se su internet ho letto interessanti recensioni. Chiaramente dal titolo s'intuisce che si tratta di un giallo; vi farò sapere se vale la pena leggerlo... Animoticon

    La piacevolezza della tosse

    20 novembre 9.40
     
    "...E' un fatto proprio divertente quando il solletico in fondo al petto aumenta e cresce e si spinge giù giù la pressione convulsa per soddisfare lo stimolo: che è uno spasso simile allo starnuto, quando i polmoni si gonfiano in modo irresistibile, e con un'espressione di ebrezza si aspira e si emette il fiato violentemente, ci si rassegna con gioia e si giunge alla lenta esplosione dimenticando il mondo intero. E talora capita due, tre volte di seguito. Questi sarebbero i godimenti gratuiti della vita, come anche, ad esempio, in primavera quello di grattarsi i geloni quando danno quel prurito così dolcigno... di grattarsi senza ragione, con crudeltà, fino a sangue, con furore e piacere, che, a guardarsi per caso in uno specchio, si vedrebbero versacci diabolici."
     
    Thomas Mann